OSSERVAZIONI IN PREVISIONE DEL CONSIGLIO ALLARGATO

Gruppo vocazionale 1990

 

PERPLESSITA’ RIGUARDO ALLA PREPARAZIONE E ALLA METODOLOGIA

> Necessità di LEGGERE le nostre realtà parrocchiali (e di condividerle per l’occasione) alla luce:

1- del CARISMA CRIC (quale “specificità”?)

2- del VISSUTO

3- dell’IDEALE offerto dalle indicazioni ecclesiali (a partire dalle indicazioni bibliche)

> In questo senso temo che il materiale offerto dall’INSTRUMENTUM LABORIS non aiuti molto a tale lettura (non sarebbe opportuno l’aiuto di qualche “esperto”[1] o almeno di chi, tra noi, lavora direttamente in ambito parrocchiale?)

> Per quanto riguarda le ORIGINI e il CARISMA (punto 1) andrebbe esplicitato il pensiero del Grea con alcuni suoi scritti e i contributi successivi eventualmente apparsi nei nostri Bollettini ( La Costituzione e il Direttorio offrono qualche indicazione?)

> Per quanto riguarda la lettura del vissuto (2) potrebbe essere utile, almeno per la regione italiana, offrire una sorta di QUESTIONARIO che metta in luce la situazione che stiamo vivendo:

Esempio:

1. il rapporto del PRESBITERIO in Parrocchia: c’è dialogo e collaborazione? In quali modalità, tempi, secondo quali modelli ideali? Ci si incontra per PROGRAMMARE, CONDIVIDERE e VERIFICARE progetti e attività? Che divisione di ruoli hanno il Parroco e i curati? La CANONICA vive esperienze di ACCOGLIENZA? Quali?

2. Qual è il PROGETTO DI VITA della comunità parrocchiale? Orari della preghiera e modalità con cui la si vive insieme, divisione dei compiti, momenti comunitari di spiritualità e svago o altre iniziative “interne”?

3. C’è e COME FUNZIONA il CONSIGLIO PARROCCHIALE? Con quale “rappresentatività? Quanti incontri nell’anno, con quali modalità e stile di collaborazione? Con quali esiti?

4. Quale RUOLO hanno i LAICI: ci sono dei responsabili per ambiti? In che modo collaborano? Ci sono AMICI CRIC che sentono la comune appartenenza ad un carisma? Qual è l’uso che si fa in parrocchia del Bollettino Cric?

5. Come funziona la CATECHESI : quali gli obiettivi, le modalità concrete dell’ICFR (anni, tappe celebrative…), la formazione dei catechisti, la programmazione e la verifica… Modalità per la preparazione ai Sacramenti del Battesimo e del Matrimonio.

6. PASTORALE GIOVANILE e pastorale “vocazionale”: presenza di quali gruppi, con quali percorsi, modalità, obiettivi, esiti e forze per portarla avanti. Spazi ORATORIALI presenti e iniziative ricreative e culturali.

7. Progetti di CATECHESI FAMILIARE e di pastorale per COPPIE, per ADULTI e per ANZIANI: gruppi presenti, modalità, esperienze…

 

8. PASTORALE LITURGICA: collaborazione con i laici (e con altre realtà religiose presenti), presenza di chierichetti (e loro formazione) lettori, accoliti, diaconi; modalità e tempi per la celebrazione delle ore e quella eucaristica, momenti di preghiera comunitari (rosario, via crucis, adorazioni…), modalità per la preparazione delle Messe festive (lectio divina o altro), iniziative per i tempi forti… Tempi e modalità per il Sacramento della Riconciliazione.

 

9. CARITA’ e MISSIONE: modalità, progetti, obiettivi e forze umane che vi collaborano.

 

10. Organi di informazione: foglio degli avvisi, bollettino, sito web… Quali iniziative e con quali collaboratori?

 

11. RAPPORTO CON IL TERRITORIO: rapporto con il VESCOVO e i sacerdoti della zona/settore (con quali tempi e modalità), con gli istituti presenti, con le autorità civili e con altri gruppi e realtà presenti nel territorio.

 

Ø      E’ uno schema chiaramente non esaustivo che richiede molte correzioni e aggiunte, ma che potrebbe aiutarci a fotografare le realtà parrocchiali che stiamo vivendo (aiutandoci ad analizzarle e a conoscerle).

Ø      Tale materiale associato alle indicazioni che dovrebbero venire da una lettura del carisma e delle indicazioni magisteri ali, andrebbe elaborato in PREPOSIZIONI da discutere, modificare e votare durante il CONSIGLIO ALLARGATO in modo che, alla fine, produca un documento condiviso di riferimento che dia indicazioni, piste operative, proposte, obiettivi, tempi di progettazione e verifica e offra una comune identità (e le priorità specifiche) del CRIC presente in Parrocchia.

Ø      Tra le PERPLESSITA’ è da evidenziare l’importanza (e quasi sempre l’assenza fattiva) di un MODERATORE che regoli i nostri incontri comunitari, delinei e imponga una metodologia condivisa per gli interventi, i tempi da rispettare, i temi e le “votazioni” (non per dare normatività alle scelte, ma per comprendere la preferenza di tutti su un determinato argomento, in modo che non siano solo le solite 2 o 3 persone a dominare la discussione e dunque determinare le linee direttive).

Ø      Mi preoccupa (ma anche mi rallegra) l’invito che si vuol estendere ad alcuni LAICI COLLABORATORI: proprio per rispetto a loro e per poter valorizzare il loro contributo è fondamentale stabilire una metodologia chiara di lavoro.

Ø      Resta fondamentale l’individuazione di un SEGRETARIO che metta per iscritto le indicazioni scaturite negli incontri comunitati e offra il materiale in tempo utile per le PROPOSIZIONI concrete da discutere durante il Consiglio.

Tra gli elementi di riflessione ritengo sia importante definire il “modello” di fraternità a cui ci ispiriamo, in particolare relativamente al rapporto tra Parroco e Curato: è quello FAMILIARE-PATRIARCALE (dove il Parroco assume i connotati del Padre di famiglia, responsabile e guida della comunità?), della FAMIGLIA-CRISTIANA (dove i due coniugi sono alla pari, ma è riconosciuta una diversità di ruoli in base alla sensibilità reciproca?), dei GENITORI-FIGLI (dove il Parroco è il Padre e i curati i Figli da educare e guidare, anche se chiamati a collaborare?), dei FRATELLI (dove il fratello maggiore ha un ruolo di responsabilità, ma su una base di sostanziale parità?) o forse quello del BUON IMPRENDITORE con i suoi operai-impiegati?

Sono “MODELLI” chiaramente poco adattabili alla specificità ecclesiale, ma che possono aiutare a riflettere sulle modalità di esercitare la guida pastorale e sui rapporti che intercorrono con i collaboratori.

Infine ritengo che spunti di riflessione possano venire a partire dalla lettera inviata dal Generale in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione, in particolare nel suo insistere sul “riservarci i nostri momenti di vita comunitaria” e fra questi momenti indica le “SCELTE PASTORALI FATTE INSIEME, il dialogo fraterno, momenti amicizia tra di noi…senza lasciarci fagocitare in tutto dal lavoro pastorale”. Avviene ciò e in che modo? Non è più usuale riservarsi i propri amici aldifuori della comunità, festeggiare il proprio compleanno in famiglia evitando di fare festa con i confratelli…? Ricordo con particolare piacere l’occasione degli esercizi spirituali vissuti a Bose con due confratelli: che bello ritrovarsi insieme  e condividere preghiera e riflessioni, sogni e speranze…

Chi siamo? E’ la domanda classica che ci ritroviamo spesso a fare scatenando le reazioni quasi irate ci coloro che hanno qualche responsabilità nella comunità. Con piacere ho notato che nella lettera suddetta p. Riccardo parla apertamente di “religiosi del Vescovo” come sintesi della nostra identità (domandandosi e domandando giustamente COSA possiamo fare di più e cosa possiamo offrire alla Chiesa di oggi e indicando già qualche pista di cammino che richiede un necessario approfondimento). Tale sintesi a mio parere ci pone a metà strada tra lo “stato religioso e quello diocesano”, ponte tra le due scelte oggi viste come alternative, ma dal Grèa colte come possibili alleate. (E, tra parentesi: che ruolo riconosciamo al Grèa? Quello di fondatore e padre? Quello di restauratore?). Quale modello riteniamo più consono alla nostra vita tra quello “monastico” propugnato da p.Lorenzo Rossi e quello “diocesano” portato avanti da p.Tarquinio Battisti (non me ne vogliano per l’eccessiva semplificazione)?

La nostra vita religiosa è al servizio (è uno “strumento”) della nostra santificazione e a favore di una pastorale più incisiva in quanto fatta insieme. Ma nel momento in cui tale strumento risulti “spuntato”, inefficace o addirittura un peso inutile, bisogna chiedersi cosa fare o, meglio, cosa ha determinato tale situazione: la personale incapacità ad usare tale strumento? L’indisponibilità (sempre personale) a riacquisirne la capacità di usarlo correttamente? L’incapacità comunitaria ad aggiornarlo per renderlo utile in una società che cambia? Ritengo che una riflessione in merito sia importante, anche tenendo conto della scelta di molti confratelli di entrare in diocesi: oltre alle motivazioni personali ci sono anche delle “responsabilità” comunitarie?

Infine: ho letto recentemente uno stralcio della lettera del vescovo di Treviso (Regola di vita per i preti diocesani ) e l’ho trovata molto stimolante, molto più vicina alla vita del presbitero di quanto non facciano le nostre Costituzioni e Direttorio: l’erba del vicino è sempre più verde? O forse è solo una mia incapacità e povertà spirituale nell’accostarmi a tali libri di vita? O forse richiederebbero maggiori “aggiornamenti” oltre a quelli già apportati al “governo”?

 

P.Stefano Liberti


[1] Attraverso Internet è possibile ad esempio arrivare a due realtà ecclesiali recenti che si muovono proprio in questa direzione: www.movimentofac.it descrive il lavoro del Movimento FAC nato su iniziativa del salesiano don Paolo Arnaboldi con la collaborazione di Mons.Diego Bona e avente come punto di riferimento il Centro Nazareth (via Portuense 11019, Roma) dove organizza “Corsi e incontri vari vengono organizzati al Centro Nazareth per la formazione degli “operatori pastorali”, sul piano spirituale, dottrinale e pratico, perché siano seriamente impegnati, lì dove la Provvidenza li ha posti, nella santità quotidiana, nella pastorale ordinaria, nel servizio generoso alla loro Parrocchia, nel lavoro vissuto come costruzione del Regno. Un’altra realtà molto interessante è rintracciabile presso il sito www.chiesa-mondo.it organo della Famiglia Ecclesiale di Vita consacrata “Missione Chiesa-Mondo” fondata da Mons.Antonio Fallico. E’ presente e operante in alcune diocesi d’Italia ove ha aperto dei Centri pastorali per venire incontro al rinnovamento delle parrocchie a livello socio-pedagogico-pastorale. Prepara Corsi di Formazione per animatori e coordinatori laici, Seminari di studio, Incontri di collegamento tra CEB; fornisce sussidi vari attraverso la Casa Editrice che ha nome “Edizioni Chiesa-Mondo”; pubblica al Rivista “Comunità”, mensile per il rinnovamento della pastorale parrocchiale. A Roma la sede della fraternità sacerdotale si trova presso la parrocchia San Gelasio I, Papa, parrocchia romana affidata alla Missione Chiesa-Mondo dal 17 ottobre del 2003. Attualmente abitano in fraternita sacerdotale Don Angelo Mangano (il parroco) e Don Giuseppe Raciti (vicario parrocchiale) sacerdoti della MC-M, un sacerdote collaboratore proveniente dal Congo e un diacono proviente dalla diocesi di Caltagirone.

OSSERVAZIONI IN PREVISIONE DEL CONSIGLIO ALLARGATOultima modifica: 2008-11-27T09:33:00+01:00da borgosotto
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